Hortus Horrei

 

In seguito al terremoto del 20 e del 29 maggio dello scorso anno, il Castello di Galeazza è stato dichiarato inagibile. Non avrei potuto vivere là ancora a lungo e la sede dell’associazione si sarebbe trasferita con me. Con l’aiuto di tre amici (Ella dall’Australia, Takumi dal Giappone e Shoshana dall’America), così come con quello di alcuni abitanti di Finale Emilia e di Crevalcore, ho iniziato a trasferire tutte le mie cose nel magazzino accanto. Luciano Bonsi mi ha messo a disposizione un centinaio di metri quadrati, che abbiamo condiviso e così abbiamo riempito tutto lo spazio – prima con 200 opere d’arte contemporanee e poi con un migliaio di libri. Inoltre abbiamo spostato biciclette, letti, tavoli, sedie e tutti i mobili che potevamo trasportare, tralasciando i pianoforti e la mobilia più ingombrante. Non avevamo la più pallida idea di dove saremmo potuti andare: sapevamo soltanto che dovevamo andarcene. Allora abbiamo iniziato a togliere le piante dal giardino – innanzitutto vasi di fiori, seguiti dalle piante nelle aiuole, quelle nel giardino ombroso e quelle nel laghetto. Queste piante sono poi state suddivise tra lo spazio di Luciano e quello di Maria e Marco, residenti nella vicina Renazzo (una frazione del comune di Cento, FE), che mi hanno offerto la loro terrazza e il loro giardino come ricovero temporaneo, mentre loro dormivano nel loro camper. Stacey, un’amica americana, è arrivata in luglio dal Marocco e insieme abbiamo trapiantato più di 1000 piante di oltre 100 specie diverse. Abbiamo preso tutto ciò che non era rimasto sotto le macerie, evitando soltanto quelle piante che si trovavano direttamente sotto le pareti o le rovine che sembravano potessero crollare da un momento all’altro. Tutte le operazioni di dissotterramento sono state eseguite con la supervisione dei vigili del fuoco, poiché sia il castello che il giardino facevano parte della “zona rossa”, perciò noi non potevamo entrare legalmente senza la loro presenza. Luglio e agosto potrebbero essere considerati come il peggior periodo dell’anno per un lavoro simile (sia per le piante che per le persone che dovevano fare i conti con ben 40 gradi di temperatura!), eppure ogni cosa è stata estirpata nel fienile e riinvasata proprio nei giorni più caldi dell’anno e ciononostante le piante (e le persone) sono ancora vive e vegete! “Quando la vita ti da i limoni, fai la limonata” è un’espressione inglese che significa “se le cose inacidiscono nella vita, puoi trarre qualcosa di buono dall’esperienza”. La vita ci ha dato un terremoto e siamo stati costretti a rimuovere il giardino di Galeazza, ma la famiglia Morelli Coghi di Milano ci ha offerto la sua tenuta con la casa del custode e la stalla abbandonata, così ora la nostra associazione ha una nuova sede e il nostro Hortus Horrei (giardino della stalla) può ospitare molte piante che erano rimaste senza dimora proprio a causa del terremoto. Il tetto della stalla è crollato alcuni anni fa e l’intera struttura ha bisogno di ristrutturazione, quindi al momento il giardino non è aperto ai visitatori, ma forse quest’autunno il lavoro sarà terminato e voi potrete entrare a visitarlo. Le piante nei vasi sono parcheggiate qui temporaneamente per darvi un’idea di quello che potrebbero diventare le mangiatoie una volta riempite di terriccio e di piante che crescono e si sviluppano al di fuori di esse. Le due “navate” centrali e lo spazio destinato alle mucche resterà così com’è, ma le piante rampicanti potranno ricoprire le pareti e il soffitto e le piante pensili potrebbero un giorno ricadere dalle mangiatoie e dalle finestre. La luce soffusa è perfetta per le nostre felci abituate all’ombra del boschetto di Galeazza. La parete sud alla vostra sinistra si affaccia su uno spazio pieno di luce e le mangiatoie potrebbero diventare addirittura una casa per alcune erbe o per le piante esposte al sole, mentre le pareti interne sono scure, ideali per le nostre piante giapponesi, comprese numerose varietà di felci, primule giapponesi, Ophiopogon, anemoni giapponesi, Saxifraga stolonifera, Iris japonica, Pachysandra giapponese e, fra una decina d’anni o giù di lì, persino i nostri piccoli alberi come il Cercidyphyllum japonicum e il pino domestico giapponese. Un lista completa delle piante è disponibile su richiesta.